La loro società non è basata su gerarchie formali, ma su una struttura egualitaria: si prendono decisioni con il consenso di tutti. L’unica persona che ha potuto vedere da vicino una di queste popolazioni così lontane da noi, dal nostro modo di vivere e pensare, è Fiona Watson, dell’associazione Survival, che racconta: “ Sono un popolo esuberante e con grande senso dell’umorismo: a sera si
riuniscono intorno ai fuochi e parlano e scherzano tra di loro. [..] Quello che più colpisce è la serenità, l’importanza che ha per loro la festa. E soprattutto l’idea di vivere in equilibrio con l’ambiente, senza sottrarre più di quanto sia necessario per la sopravvivenza”.Tuttavia sono costretti a nascondersi, a scappare dal mondo occidentale che, sottoforma di latifondisti, cercatori d’oro e bracconieri, sta invadendo le poche zone che sono loro rimaste: li aggrediscono, li stordiscono con l’alcol e stuprano le loro donne; vengono contaminati dalle nostre malattie che, anche se per noi sono banali, per loro possono essere letali; vengono uccisi perché visti come ostacoli per lo sfruttamento dell’Amazzonia.
A questo punto, però, non bisogna meravigliarsi se, vedendo passare un elicottero, vorrebbero colpirlo con delle frecce.
Immagine: gli "uomini rossi"nella foresta amazzonica, al confine tra Perù e Brasile.
Fonti:
Focus N°196-Febbraio 2009
Survival International
L'evoluzione delle specie è un processo inevitabile(come sostiene Darwin). Di conseguenza è impossibile cercare di vivere al di fuori del resto del mondo. In ogni caso, non tutto il mondo occidentale è malvagio.
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