I racconti di quanto è successo l’11 novembre a Parma sono divergenti;
Emmanuel Bonsu Foster racconta di essere stato ferito con calci, pugni e insultato con epiteti razzisti.
Il comando della polizia municipale di Parma nega il racconto di Emanuel smentendo ogni tipo di violenza e sostenendo che gli agenti non hanno violato le regole: le ferite che ha riportato se le sarebbe procurate cadendo faccia a terra sul marciapiede mentre fuggiva.
Emmanuel, un ragazzo di 22 anni originario del Ghana e immigrato regolare in Italia, lunedì sera, verso le 18.30 si trovava al parco aspettando l’inizio delle lezioni serali all’Itis quando, dopo essere stato scambiato per un pusher dai vigili urbani, è stato rincorso e malmenato.
Il suo racconto della scena:"Ho visto due uomini che parlavano dietro di me al cellulare e un altro che si è avvicinato. Di colpo l'uomo da solo si è avvicinato senza dire niente, senza identificarsi e mi ha preso le mani. Gli altri due sono arrivati di corsa e mi hanno accerchiato. Ho preso paura, mi sono liberato e sono scappato". Mentre fuggiva è stato raggiunto dagli agenti spinto a terra malmenato ed insultato, solo a quel punto gli hanno messo le manette e lo hanno portato al comando.
Questa parte del discorso è stata poi confermata da tre dei testimoni oculari presenti: una ragazza che portava a spasso il cane dice:“Urlava, spaventato. Intorno a lui c’erano almeno 3 persone (solo poi ho capito essere agenti in borghese) che lo malmenavano. Una di loro aveva anche una pistola", una baby-sitter racconta: "Non ha colpito gli agenti, cercava solo di difendersi" e infine una donna che si trovava al parco con un’amica riferisce: “L’hanno atterrato e si vedeva che davano dei calci, l’hanno buttato a terra ancora e poi non abbiamo più visto nulla".
Secondo il racconto di Emanuel è stato traspostato con una volante, nella quale le violenze sono continuate, e poi, una volta arrivato al comando di polizia, è stato perquisito e , dopo essere stato fatto spogliare, sbattuto in cella; solo dopo 5 ore gli è stato permesso di avvertire la famiglia che lo ha portato in ospedale dove gli sono stati diagnosticati un trauma cranico e un trauma toracico.
La polizia ha anche consegnato alla famiglia una lettera contenente i verbali con scritto sopra “Emanuel negro”, tuttavia questo fatto resta da chiarire poiché la polizia nega di aver scritto la parola “negro”.
La famiglia ha poi sporto denuncia poiché chiede giustizia e chiarezza sull’accaduto.
Ora gli agenti sono sotto processo infatti sono stati accusati dalla procura di: privazione della libertà, calunnia, ingiurie, violenza privata, perquisizione arbitraria, abuso di potere e falso.
Questo fatto secondo me non ha bisogno di commenti; solo una domanda: la giustizia è davvero uguale per tutti?
Noemi
Emmanuel Bonsu Foster racconta di essere stato ferito con calci, pugni e insultato con epiteti razzisti.
Il comando della polizia municipale di Parma nega il racconto di Emanuel smentendo ogni tipo di violenza e sostenendo che gli agenti non hanno violato le regole: le ferite che ha riportato se le sarebbe procurate cadendo faccia a terra sul marciapiede mentre fuggiva.
Emmanuel, un ragazzo di 22 anni originario del Ghana e immigrato regolare in Italia, lunedì sera, verso le 18.30 si trovava al parco aspettando l’inizio delle lezioni serali all’Itis quando, dopo essere stato scambiato per un pusher dai vigili urbani, è stato rincorso e malmenato.
Il suo racconto della scena:"Ho visto due uomini che parlavano dietro di me al cellulare e un altro che si è avvicinato. Di colpo l'uomo da solo si è avvicinato senza dire niente, senza identificarsi e mi ha preso le mani. Gli altri due sono arrivati di corsa e mi hanno accerchiato. Ho preso paura, mi sono liberato e sono scappato". Mentre fuggiva è stato raggiunto dagli agenti spinto a terra malmenato ed insultato, solo a quel punto gli hanno messo le manette e lo hanno portato al comando.
Questa parte del discorso è stata poi confermata da tre dei testimoni oculari presenti: una ragazza che portava a spasso il cane dice:“Urlava, spaventato. Intorno a lui c’erano almeno 3 persone (solo poi ho capito essere agenti in borghese) che lo malmenavano. Una di loro aveva anche una pistola", una baby-sitter racconta: "Non ha colpito gli agenti, cercava solo di difendersi" e infine una donna che si trovava al parco con un’amica riferisce: “L’hanno atterrato e si vedeva che davano dei calci, l’hanno buttato a terra ancora e poi non abbiamo più visto nulla".
Secondo il racconto di Emanuel è stato traspostato con una volante, nella quale le violenze sono continuate, e poi, una volta arrivato al comando di polizia, è stato perquisito e , dopo essere stato fatto spogliare, sbattuto in cella; solo dopo 5 ore gli è stato permesso di avvertire la famiglia che lo ha portato in ospedale dove gli sono stati diagnosticati un trauma cranico e un trauma toracico.
La polizia ha anche consegnato alla famiglia una lettera contenente i verbali con scritto sopra “Emanuel negro”, tuttavia questo fatto resta da chiarire poiché la polizia nega di aver scritto la parola “negro”.
La famiglia ha poi sporto denuncia poiché chiede giustizia e chiarezza sull’accaduto.
Ora gli agenti sono sotto processo infatti sono stati accusati dalla procura di: privazione della libertà, calunnia, ingiurie, violenza privata, perquisizione arbitraria, abuso di potere e falso.
Questo fatto secondo me non ha bisogno di commenti; solo una domanda: la giustizia è davvero uguale per tutti?
Noemi
risposta semplice semplice: no,
RispondiEliminami pare evidentissimo che non sia così.
concordo..Non è mai stato così e mai lo sarà.
RispondiEliminaSolo che continuiamo a fare i moralisti, a parlare di uguaglianze e parità di diritti che ora come ora sembrano solo favolette e parole che lasciano il tempo che trovano..